Casi reali

Ci rubano l’identità su internet e attivano a nome nostro un piccolo finanziamento: pochi soldi al mese sul conto, così non ce ne accorgiamo. Oppure dirottano a proprio vantaggio un corposo bonifico che dovrebbe essere accreditato a noi, noleggiano un’automobile con la quale compiono dei reati, aprono un conto corrente sul quale fanno transitare denaro proveniente da traffici illeciti, stipulano un mutuo.

Il phishing resta il metodo di attacco preferito dai cyber criminali, ma deve far paura anche lo skimmer con cui copiano i dati dalle nostre carte mentre siamo in giro; oppure la truffa tramite la SIM SWAP, tecnica con la quale criminali clonano la nostra SIM e prendono il controllo del nostro smartphone per svuotare i nostri conti correnti.

Vi raccontiamo alcune storie vere per scoprire assieme le insidie a cui siamo esposti quotidianamente.

Immaginiamo che abbiano rubato i vostri dati.
Lo sapete che, a vostra insaputa ovviamente, qualcun altro potrebbe attivare un prestito finalizzato?

È capitato ad un medico palermitano che ha ricevuto una lettera da una finanziaria in cui gli annunciavano che era andato a buon fine l’erogazione di un prestito da 45 mila euro, da restituire in 60 rate, per l’acquisto di un’automobile.
Oltre al prestito per l’auto, a nome del povero malcapitato professionista erano stati attivati altri 7 prestiti, mai richiesti, con diverse finanziarie, per ottenere somme tra i 3 mila ed i 20 mila euro.

Il medico ha dovuto presentare una denuncia per furto d’identità e per truffa alla Procura. Dopo la denuncia la pratica – compiuta con dati veri, ma documenti clonati – è stata bloccata, ma nel frattempo il nome del medico era stato iscritto al registro dei Cattivi Pagatori.

Purtroppo, la segnalazione a carico del malcapitato resta per 3 anni creando ovvi problemi per un lungo tempo.

Proviamo ad immaginare di essere in metro, pronti a recarci al lavoro.

Non possiamo immaginare che chiunque, con una semplice applicazione scaricata sullo smartphone, possa essere in grado di clonare i dati dal nostro bancomat contactless che crediamo al sicuro nel portafogli.

Ce ne renderemo conto solo controllando l’estratto conto a fine mese, attività che però il 90% delle persone che ha un conto corrente svolge regolarmente.
Gli hacker avranno svuotato il nostro conto effettuando dei piccoli prelievi senza dover digitare il PIN.

Quante volte vi sarà capitato di ricevere una mail da un vostro amico in cui vi chiede del denaro perché si trova in difficoltà all’estero?

Per il phishing funziona proprio così: ci arriva un’e-mail, apparentemente da una fonte attendibile, una banca o un amico. Il messaggio potrebbe consistere nella richiesta di denaro da parte di un amico in difficoltà; potrebbe arrivare dalla nostra presunta banca che ci chiede di confermare dei dati.

Oppure, in tempi di Corona Virus, qualcuno potrebbe chiederci di partecipare alla raccolta fondi in favore di un ospedale.
Clicchiamo sul link e finiamo e in un sito web fittizio pieno di malware dove avviene il furto delle credenziali dei nostri dati delle carte di credito o peggio un Malware si installa silenziosamente sul nostro computer o sul tablet e trasmette a criminali i nostri dati, le nostre password.

I casi denunciati alla Polizia postale sono migliaia ogni mese.

Immaginate ora di essere seduti comodamente all’ora dell’aperitivo nel vostro bar preferito. Il vostro smartphone vi segnala che c’è un wi-fi libero con lo stesso nome del locale in cui vi trovate. Lo stesso caso può verificarsi in aeroporto o a bordo di un treno. È bello potersi collegare a una rete pubblica senza consumare i propri Giga…

Attenzione, collegarsi a una rete non protetta vi espone a molti rischi.

Perchè?

Basta un apparecchio dal costo di circa 70 euro e poche competenze informatiche per consentire a un hacker di creare una finta rete alla quale far collegare le persone presenti nel bar ed essere in grado di rubare tutte le informazioni contenute in pc e cellulari, comprese credenziali, password di conti correnti e dati dei documenti di identità.

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